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29/08/2018
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L’articolo 3, comma 4, lettera b) della L. 129/2004 elenca tra gli elementi che il contratto di franchising deve espressamente indicare “le modalità di calcolo e di pagamento delle royalties.
Tale previsione dimostra che l’indicazione delle royalties è un elemento essenziale del contratto di franchising. Ma quale la sua incidenza sulla validità del contratto di franchising?
L’interrogativo ha senso nella misura in cui una situazione di fatto, invalsa nella prassi, determina come l’affiliante, oltre alla previsione di una fee d’ingresso, tragga il proprio guadagno dalla vendita al franchisee dei prodotti che lo stesso dovrà poi distribuire, solitamente in una situazione nella quale l’affiliato ha un obbligo di acquistare esclusivamente dal franchisor.
Si è posto pertanto il problema se in questi casi si possa parlare di franchising ovvero - in altri termini - se sia presente l’elemento essenziale del corrispettivo.
Secondo una parte della dottrina il corrispettivo ben potrebbe essere rappresentato dal prezzo delle merci somministrate all’affiliato, a condizione che una parte di esso sia specificamente imputata al pagamento delle royalties. Tesi condivisibile, almeno per quanto concerne il suo fondamento dal punto di vista causale. In effetti, il pagamento delle merci all’affiliante non è nient’altro che, appunto, il corrispettivo delle merci. Rispetto alla somministrazione e successiva distribuzione di un prodotto, infatti, questo segmento dell’esecuzione del contratto non si differenzia minimamente da altre figure contrattuali come, ad esempio, la somministrazione. Rimarrebbero, all’opposto, prive di causa le altre prestazioni dell’affiliante, come la concessione dei segni distintivi, la trasmissione del know-how e l’assistenza.
Appare pertanto corretto in linea di principio scorporare dal prezzo dei beni una parte di esso da destinare a corrispettivo dei servizi tipici dell’affiliazione commerciale.
Parte della dottrina ha osservato che, proprio per questo, l’elemento delle royalties avrebbe dovuto esser collocato tra quelli eventuali del contratto, giungendo infine a sostenere che esse risultino in definitiva ricomprese nel prezzo finale dei prodotti.
Tuttavia, secondo i più, tale tesi sembra non sia da condividere fino in fondo. Effettivamente, potrebbe anche ravvisarsi la presenza di una royalty nel pagamento del prezzo dei beni venduti all’affiliato, ma alla sola condizione che il contratto preveda un obbligo in capo a quest’ultimo di acquistare una quantità minima di merci. In caso contrario il corrispettivo del contratto di affiliazione sarebbe, almeno in parte, non solo indeterminato ma anche indeterminabile, essendo del tutto lasciato all’arbitrio delle parti e, segnatamente, dell’affiliato.
Maggior seguito riscuote la tesi dell’essenzialità delle royalties per qualificare il contratto come franchising, se non altro in virtù di ragioni che attengono alla tutela dello stesso affiliato e all’uguaglianza/ragionevolezza che deve orientare le scelte del legislatore. Ci si riferisce, in modo particolare, al fatto che la protezione del tutto speciale che la legge 129 accorda al franchisee non sarebbe giustificata in mancanza di un corrispettivo specifico per l’affiliazione. In questo caso, infatti, si accorderebbe al franchisee che non versa alcuna royalty una tutela maggiore e diversa rispetto al concessionario di vendita il quale, da canto suo, acquista pur sempre le merci dal concedente e spesso sostiene investimenti anche più consistenti di un affiliato in franchising.
Sul tema della incidenza della previsione delle royalties nel contratto sulla validità del contratto stesso è recentemente intervenuto anche il Tribunale di Bergamo nella sentenza n. 1121/2016, il quale, nel caso posto alla sua attenzione, ha optato per la nullità integrale del contratto ai sensi dell’art. 1346 c.c. per indeterminabilità dell’oggetto. Secondo il Giudice adito <<…Ed infatti, a fronte della prestazione dell’affiliato, resta del tutto indeterminato il corrispettivo a questi dovuto. Sul punto, l’art. 2, lett b) del contratto è del tutto evanescente...Orbene, detta previsione contrattuale viola l’art. 1346 c.c. in quanto, da un lato, esclude un corrispettivo direttamente percepito dall’affiliato prevedendo la rimessine dei clienti all’affiliante, e dall’altro, il corrispettivo riconosciuto per il medio di questi viene individuato in totale discrezionalità e insindacabilità da parte dell’affiliante. Ciò implica il richiamo della giurisprudenza della Suprema Corte, secondo la quale, deve considerarsi “indeterminabile” l’oggetto del contratto, nel quale l’individuazione del bene non sia desumibile dagli elementi contenuti nel relativo atto scritto ma sia rimessa ad una successiva scelta di una dei contraenti” (Sez. 2, sent n. 26988 del 02.12.2013, Rv. 628931). Ne consegue la nullità integrale del contratto per indeterminabilità dell’oggetto e dunque di un elemento essenziale dello stesso…>>
 


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