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29/08/2018
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LA TUTELA DEL “CONCEPT STORE” SOTTO L’EGIDA DELLA NORMATIVA SUL DIRITTO D’AUTORE.
 
La realtà del moderno retailing mostra sempre più spesso l’esperienza di catene ed insegne con punti vendita dotati di un preciso layout che li contraddistingue: si tratta sempre più spesso di un design dietro al quale c’è una precisa fase progettuale e un concetto ben preciso. Di qui la denominazione di concept store”, che evoca un ulteriore punto di forza della brand identity su cui le imprese possono far leva.
Ebbene, tale aspetto, che da un punto di vista commerciale rappresenta sicuramente un punto di forza, è tutelabile dalla legge?  Lo stile di arredamento di locali commerciali (in special modo, di quelli facente capo a catene commerciali), il design (il concept, appunto) possono trovare tutela giuridica nella normativa di settore attraverso il perseguimento della riproduzione (che si dimostri essere “imitazione servile e parassitaria”) di tale progetto di arredamento alla stregua di atto di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 c.c., in modo tale da consentirne il risarcimento del danno?
E’ l’interrogativo che si è posto la Sezione specializzata in materia di imprese presso il Tribunale di Milano che, con sentenza n. 11461/2015, ha accolto le richieste dell’attore condannando il convenuto al risarcimento del relativo danno da concorrenza sleale.
L’attore – una società affermata nel settore cosmetico - aveva agito in giudizio lamentando che un’azienda concorrente avesse imitato l'aspetto dei propri negozi, frutto di uno specifico progetto di architettura elaborato da professionisti commissionati, in violazione dei propri relativi diritti patrimoniali d'autore sul medesimo progetto. In particolare, ravvisava attività illecita da concorrenza sleale per imitazione servile ex art. 2598 co. 1 n. 1 c.c., per appropriazione di pregi ex art. 2598 co. 1 n. 2 c.c., e parassitaria ex art. 2598 co. 1 n. 3 c.c.: da quanto rilevato chiedeva il relativo ristoro per equivalente. Si costituiva in giudizio il convenuto, contestando le pretese avverse (richiamando gli esiti infausti dei pregressi procedimenti cautelari  attivati tra le medesime parti) e, in special modo, la sussistenza nei punti vendita dell’attrice di effettivi profili di originalità  tali da richiedere adeguata tutela: ravvisava, cioè, nei progetti d’arredo dei punti vendita dell’attore degli elementi del tutto comuni anche presso altri concorrenti e composti da elementi necessitati e diffusamente utilizzati nel settore (non abbisognevoli di tutela specifica). Concludeva, quindi, per il rigetto delle domande attoree.
I giudici del capoluogo lombardo hanno aderito alle impostazioni di parte attrice, riconoscendo la tutela del diritto d’autore nell’elaborazione progettuale di locali commerciali caratterizzati da elementi distintivi. << […] Ritiene il Collegio che non sembra contestabile la possibilità di riconoscere la tutela di cui all’art. 2, n. 5 L.A. a detto progetto di arredamento d’interni. Se i principi a tale proposito opposti dalla convenuta al fine di escludere detta tutela risultano sostanzialmente estranei a quelli nel tempo consolidatasi nella dottrina e nella giurisprudenza in tema di diritto d’autore, appare sufficiente in questa sede rilevare che in via generale il concetto giuridico di creatività, cui fa riferimento l'art. 1 L.A., non coincide con quello di creazione, originalità e novità assoluta, riferendosi, per converso, alla personale e individuale espressione di un'oggettività appartenente alle categorie elencate negli artt. 1 e 2 L.A. In tale contesto un'opera dell'ingegno riceve protezione a condizione che sia riscontrabile in essa un atto creativo, seppur minimo, suscettibile di manifestazione nel mondo esteriore, con la conseguenza che la creatività non può essere esclusa soltanto perché l'opera consiste in idee e nozioni semplici, ricomprese nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia; inoltre, la creatività non è costituita dall'idea in sé, ma dalla forma della sua espressione, ovvero dalla sua soggettività, di modo che la stessa idea può essere alla base di diverse opere che sono o possono essere diverse per la creatività soggettiva che ciascuno degli autori spende e che, in quanto tale, rileva ai fini della protezione (in tal senso, v. da ultimo Cass. 25173/11). Quanto in particolare al settore degli arredamenti d’interni, la sua tutelabilità in base all’art. 2, n. 5 L.A. è unanimemente affermata dalla dottrina e confermata dalla giurisprudenza di merito che finora ha affrontato tale questione (v. tra le più recenti Tribunale Milano, 8.2.2011), laddove – come in generale nelle opere di architettura - la progettazione costituisca un risultato non imposto dal problema tecnico funzionale che l’autore vuole risolvere. In tale contesto il carattere creativo, requisito necessario per la tutela, può essere valutato in base alla scelta, coordinamento e organizzazione degli elementi dell’opera, in rapporto al risultato complessivo conseguito. L’esame del complesso della documentazione in atti conferma, a parere di questo Collegio, il presupposto del carattere creativo del progetto a suo tempo elaborato dallo Studio…Se la stessa pacifica esistenza di uno specifico studio ed elaborazione progettuale che ha portato all’elaborazione del progetto finale appare circostanza idonea a ritenere, quantomeno sul piano dell’insorgenza di una favorevole presunzione in tal senso, che parte attrice abbia assolto il suo onere probatorio rispetto alla conferma del carattere originale e creativo di tale progetto, in ogni caso l’ampio panorama fotografico fornito da entrambe le parti quanto alla caratterizzazione degli arredamenti di negozi similari conferma senza dubbio alcuno la tutelabilità ai sensi dell’art. 2, n. 5 L.A. di tale elaborazione (concept). Al di là della presenza di singoli elementi di tale combinazione negli allestimenti correnti del medesimo settore (contenitori inclinati; schermi TV; colori), la presenza in detto progetto degli
elementi di creatività necessari per assicurare ad esso la tutela autorale appare connessa alla combinazione e conformazione complessiva di tutti detti elementi in relazione tra loro. […] Da quanto precede deve dunque confermarsi il carattere originale e creativo del progetto sviluppato dallo Studio [omissis] >>.
In ordine al ragionamento di cui sopra, i Giudici concludono che il progetto dell'attrice possieda carattere creativo e originale, rilevando che la combinazione degli elementi dei relativi negozi non era utilizzata nel settore prima della sua adozione da parte dell'attrice; altresì, accertano "la diretta appropriazione da parte della convenuta del complesso degli elementi che compongono il concept sviluppato da parte attrice", e quindi la violazione dei diritti d'autore attorei ex art. 2 n. 5 L.A.;  ravvisano a carico del convenuto ,inoltre, la concorrenza sleale parassitaria sanzionata dall'art. 2598 co. 1 n. 3 c.c., posto che l'illecito dato dall'apertura di negozi utilizzanti il concept di quelli attorei <<[..] è stato accompagnato anche dalla ripresa pressoché pedissequa di ulteriori elementi che hanno dato luogo ad un comportamento di pedissequa imitazione del complesso delle attività commerciali e promozionali poste in essere nel tempo da parte attrice, di tale complessiva entità e rilevanza da porre in essere uno sfruttamento sistematico del lavoro e della creatività altrui in tempi sostanzialmente coincidenti o comunque immediatamente successivi all'adozione da parte dell'attrice delle sue specifiche iniziative […]>>.
 
In allegato al presente articolo, pubblichiamo il testo della sentenza menzionata, tratta da "Il Quotidiano Giuridico".


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82_41_sent. 1146-2015 Trib Milano.pdf
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