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29/08/2018
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Capita sempre più spesso che, durante la fase delle trattative di un contratto di franchising, l’affiliante alletti l’aspirante affiliato con miraggi di successo sicuro ed elevati margini di guadagno. Promesse che, in alcuni casi, non trovano risvolti concreti nella realtà.
Ebbene, in casi del genere, si può agire in giudizio per l'annullamento del contratto di franchising concluso?
Sul punto, si è interrogato il Tribunale di Frosinone in una recentissima pronuncia (sent. n. 724 del 21.06.2016, Giudice dott. A. Masone) nella causa instaurata da un affiliato di una nota rete commerciale di supermercati nei confronti dell’affiliante, con cui veniva chiesto l’annullamento del contratto ai sensi dell’art. 1439 c.c.  per dolo di quest’ultimo che, resosi inadempiente agli obblighi (pre)contrattuali di comportamento con correttezza e buona fede, non era riuscito a far conseguire all'affiliato i promessi margini di guadagno. Costituitosi in giudizio, l’affiliante contestava ogni addebito mossogli, riferendo all'affiliato stesso (nonostante la diligente collaborazione dell'affiliante) ed alla congiuntura economica le ragioni per le quali non aveva raggiunto i margini di guadagno sperati.
Il giudice adito ha risolto la questione attraverso un’operazione di interpretazione dell’art. 1439 c.c. - sull’annullamento per dolo – congiunto con l’art. 6 L. 129/2004 - sugli obblighi precontrattuale dell’affiliante –  calandosi nel caso concreto. “…Se e' vero infatti che l'art. 6, co. 1, Legge Franchising, stabilisce che <> e' altrettanto vero che  <
In sostanza, nel caso esaminato, si è esclusa l’efficacia determinante del dolo sulla volontà a contrarre dell’affiliato, giacchè, secondo una valutazione concreta e specifica, della vicenda fattuale, data la sua esperienza imprenditoriale (cfr.: si trattava di società commerciale), non poteva venire condizionato totalmente dall’enfasi mostrata dall’affiliante.
Capita sempre più spesso che, durante la fase delle trattative di un contratto di franchising, l’affiliante alletti l’aspirante affiliato con miraggi di successo sicuro ed elevati margini di guadagno. Promesse che, in alcuni casi, non trovano risvolti concreti nella realtà.
Ebbene, in casi del genere, si può agire in giudizio per l'annullamento del contratto di franchising concluso?
Sul punto, si è interrogato il Tribunale di Frosinone in una recentissima pronuncia (sent. n. 724 del 21.06.2016, Giudice dott. A. Masone) nella causa instaurata da un affiliato di una nota rete commerciale di supermercati nei confronti dell’affiliante, con cui veniva chiesto l’annullamento del contratto ai sensi dell’art. 1439 c.c.  per dolo di quest’ultimo che, resosi inadempiente agli obblighi (pre)contrattuali di comportamento con correttezza e buona fede, non era riuscito a far conseguire all'affiliato i promessi margini di guadagno. Costituitosi in giudizio, l’affiliante contestava ogni addebito mossogli, riferendo all'affiliato stesso (nonostante la diligente collaborazione dell'affiliante) ed alla congiuntura economica le ragioni per le quali non aveva raggiunto i margini di guadagno sperati.
Il giudice adito ha risolto la questione attraverso un’operazione di interpretazione dell’art. 1439 c.c. - sull’annullamento per dolo – congiunto con l’art. 6 L. 129/2004 - sugli obblighi precontrattuale dell’affiliante –  calandosi nel caso concreto. “…Se e' vero infatti che l'art. 6, co. 1, Legge Franchising, stabilisce che <> e' altrettanto vero che  <
In sostanza, nel caso esaminato, si è esclusa l’efficacia determinante del dolo sulla volontà a contrarre dell’affiliato, giacchè, secondo una valutazione concreta e specifica, della vicenda fattuale, data la sua esperienza imprenditoriale (cfr.: si trattava di società commerciale), non poteva venire condizionato totalmente dall’enfasi mostrata dall’affiliante.


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64_18_Trib. Frosinone sent. n. 724 del 21.06.2016.pdf
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